Lavorare al Charlton Athletic come Player Care e Operations è stata un’esperienza completamente diversa dalle altre — un capitolo che ha unito ciò che avevo imparato in passato con un nuovo modo di vedere il calcio dall’interno.

In molti aspetti, mi ha riportato alla mia esperienza da Direttore Generale al Catania Calcio Femminile, quando mi occupavo in maniera sistematica di ogni dettaglio della vita quotidiana delle atlete:
l’alloggio, le utenze, il noleggio auto, l’organizzazione di corsi di lingua italiana per chi arrivava dall’estero, e tutte quelle attività che permettono a una giocatrice di ambientarsi in una nuova città, in una nuova cultura e in una nuova squadra.

Ma al Charlton — e in parte anche ai London City Lionesses — ho scoperto qualcosa di diverso:

un approccio ancora più strutturato, più attento ai dettagli, più radicato nella community e nel safeguarding.

Lavorando a stretto contatto con gli atleti, ho capito quanto la stabilità e la chiarezza siano fondamentali.
Un giocatore non rende al meglio perché “tutto va bene”, ma perché ciò che lo circonda è organizzato, sicuro, prevedibile e umano.
Il mio lavoro era anticipare bisogni, risolvere problemi prima che emergessero, coordinare la logistica e essere presente in quei piccoli momenti quotidiani che possono cambiare il modo in cui un atleta vive la propria giornata.

La cultura del Charlton, radicata nella sua storia e nella sua gente, mi ha mostrato un’altra dimensione del player care:
il legame con la comunità, con le famiglie, con il territorio, con tutto ciò che sta intorno al club.
È lì che ho approfondito il significato del safeguarding, non come una procedura, ma come una responsabilità:


proteggere le persone, creare fiducia, costruire un ambiente in cui ognuno si senta visto, ascoltato e al sicuro.

Group of female and male athletes in red and dark blue sportswear, posing outdoors in front of a wall with an Italian shield and Olympic rings, with the words 'ITALIA' and 'CONI' on the wall.

Al Charlton ho compreso quanto tutto sia connesso:


- la struttura crea benessere,
- il benessere crea performance,
- la performance rafforza l’identità.


E dietro ogni squadra forte c’è un lavoro invisibile — fatto di processi, organizzazione, cura — che permette ai giocatori di concentrarsi solo sul campo.

È stato un capitolo che mi ha insegnato a bilanciare empatia e professionalità, organizzazione e flessibilità, lucidità e sensibilità.
Un’esperienza che oggi rappresenta una parte fondamentale di DS Football Consulting:


Una visione in cui struttura e umanità non sono mondi separati, ma le fondamenta su cui costruire un club.

“E dietro ogni squadra forte c’è un lavoro invisibile — fatto di processi, organizzazione, cura — che permette ai giocatori di concentrarsi solo sul campo.“

“Il ruolo del player care non si limita al singolo intervento,
ma nel costruire un sistema che sostiene la crescita dell’intero team.”